martedì 6 marzo 2018

Il M5S dall'utopia dei mondi ideali alla realtà della governance di un'Italia da salvare



Nel 2016 tramite gli amici di Nexus Edizioni mi fu richiesto un contributo per un volume antologico intitolato "M5S e spiritualità" a cura del Gruppo di Lavoro "Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica". Al mio post già qui pubblicato "Meditazioni di una donna che ha smesso di fumare", che era perfetto per l'occasione, aggiunsi questa appendice che, alla luce degli ultimi avvenimenti, risulta assai attuale. Ve lo propongo come spunto di discussione.

"Per tornare alla realtà del nostro paese. Quale sfida attende il M5S, una forza politica che rischia seriamente di ricevere dall'elettorato o da altri attori con potere di decisione emergenziale, il compito di guidare prossimamente l'Italia di fronte al palese fallimento del renzismo?
Allargando l'orizzonte, si tratta in realtà di un fallimento epocale, globale, coinvolgente entrambe le sponde dell'Atlantico e la cui onda d'urto colpisce tutto il mondo e, parimenti, dell'inizio di un periodo molto travagliato nel corso del quale sarà necessario risintonizzare e riprogrammare completamente la governance del nostro paese come quella degli altri paesi occidentali. 
Il fallimento al quale assistiamo sgomenti è quello di diversi progetti ideati e messi a punto alla fine del secolo scorso, tutti nati con intenti a parole progressisti e rivelatisi poi quanto di più reazionario è possibile immaginare. Basti pensare all'idea di “Europa” e a cosa essa si è ridotta, appena è intervenuto uno shock sistemico come la crisi finanziaria del 2008, a causa dell'applicazione nefasta e prematura di una moneta unica in quella che gli economisti definiscono “area valutaria non ottimale” (gli Stati Uniti invece sono un'area valutaria ottimale). Quello che doveva essere il facilitatore armonico di scambi e integrazione tra paesi europei è diventato strumento di dominio, di paralisi economica, di illecito vantaggio di alcuni paesi su altri e, infine, per contagio, di recessione globale. E questo perché il suo scopo nascosto, derivante da vecchi sogni elitari di dominio, era quello di sottomettere, non di emancipare. 
L'euro e l'Unione Europea non potranno che essere profondamente riconsiderati. Il caso del Regno Unito sta dimostrando, in barba a tutti i catastrofismi delle Cassandre sulla Brexit, che senza il tallone di ferro - per citare Jack London - della UE si può sopravvivere e addirittura ricominciare a prosperare. Non è irreale pensare che qualche altro paese possa scegliere a breve di seguire l'esempio britannico e a quel punto il domino diverrebbe inarrestabile. Parimenti, l'abbandono dell'euro è scontato, visto che la fissità del cambio ha causato un profondo squilibrio tra paesi del core e quelli della periferia, provocando vere e proprie tragedie umanitarie come quella della Grecia.
Sul piano strategico, potremmo assistere al possibile declino del dominio neocon grazie alla riscoperta negli Stati Uniti di un conservatorismo meno scellerato e nuovamente orientato al pragmatismo, consapevole della necessità di preservare e riattivare il modello socioeconomico occidentale, messo in pericolo dall'utilizzo come arma delle migrazioni di massa, oppresso da una finanza senza controllo e governato dalla shock economy ultraliberista, riscoprendo modelli economici di tipo keynesiano.
In questo scenario, è evidente che vi sia un sentimento globale di riscossa e un ampio movimento che si sta orientando verso non solo il recupero della situazione precedente ma di vero e proprio tentativo di salvataggio prima che la situazione precipiti nella catastrofe, ad esempio, di una terza guerra mondiale. 
Non è un caso, secondo me, che alcuni concetti utilizzati da Donald Trump risultino sempre più simili a quelli del M5S in una sorta di curiosa sintonia. Ad esempio il definire il suo e quello dei suoi sostenitori un “movimento”, il proclamare che una sua eventuale vittoria sarà “il più grande vaffa della storia”. Potrebbero essere solo coincidenze, ma non credo lo siano.
Una cosa, mi auguro, il M5S dovrà aver cura di evitare. Di ripetere cioè gli errori dei primi anni novanta quando, assieme all'acqua sporca della corruzione si gettò via il bambino che rappresentava la Politica. Politica che è poi stata sostituita dalla stirpe dei nominati, quelli che in Argentina si chiamano “alzamanos” e che, ispirati solo dall'appartenenza ma privati di ideali, cadono ancor più facilmente preda delle lusinghe di coloro – per esempio le multinazionali o i potentati sovranazionali palesi ed occulti - che vorrebbero farne solo degli “esecutori di ordini”, anche contro il bene del proprio popolo. 
E' disposto quindi il M5S ad assumersi il compito e la responsabilità di salvare l'Italia, perché di ciò si tratta, magari prendendo decisioni drastiche come uscire dall'euro e, se necessario, ridefinire la nostra partecipazione ai trattati europei? E' disposto il M5S a considerare un suo valore assoluto il recupero della sovranità nazionale e della dignità di quello che fu la quinta potenza industriale del mondo?
E' questa la sfida che attende il M5S. Non la realizzazione di un sogno utopico ma l'evitare un futuro distopico. Non dovrà combattere una semplice battaglia per l'Onestà ma la guerra di liberazione, dalla quale dovremo per forza uscire vivi. Ce la farà? Se la sentirà? E' ciò che mi auguro con tutto il cuore."

L'esortazione finale era volutamente una sfida che, a tutt'oggi, non mi pare il M5S abbia voglia di raccogliere.
La situazione determinata dal risultato delle elezioni è il più scontato e classico Mexican standoff a tre. Era questo che si voleva e lo si è ottenuto a causa di una legge che rende gli usurpatori inamovibili e le alternative impraticabili o quasi. La cintura di castità della democrazia rappresentativa.

Sembra un incubo perché, come volevasi dimostrare e nonostante i risultati incontrovertibili del voto, all'insegna del "non vi sopportiamo più, ci avete rotto i coglioni", come in un cartone animato, i Will Coyote precipitati dal canyon e sfracellatisi a terra si rialzano senza un graffio e ce li ritroviamo ripescati e salvati, sempre in mezzo ai nostri cosiddetti. Tranne D'Alema, ma è una rondine che non fa primavera.
I media continuano imperterriti a delirare come se il PD non avesse preso la più sonora trombata continentale da quando i popoli europei hanno cominciato a riconoscere quale fosse il loro nemico mortale: i partiti de Lasinistra in tutte le sue sfumature di rosso sangue, dal coagulo alla lavatura di carne. Quelle immonde meretrici a casini unificati danno per scontato che il PD, nonostante la sconfitta, debba ancora governare, rivelando come quella entità politica non sia un partito ma un esecutore, una sorta di Pacciani al servizio dei "dottori" che commissionano i feticci ai villani dem(enti) che sanno dove si vanno ad infrattare le coppiette, ovvero gli italiani da spolpare.
Un inciso: sarà indispensabile, chiunque altro dall'immonda sinistra vada a governare, che la palude del mainstream venga bonificata. Che le anofele e la malaria vengano debellate. Ridate loro Tele Kabul, se proprio volete, ma sanificate gli altri canali.

Giggino ora ride contento del successo ottenuto ma fa molto male a ridere. Da solo non va da nessuna parte (il Rosatellum fu concepito in una notte senza luna per fotterlo) perché non ha la maggioranza per governare, e se lo vuole (sprizza ambizione da tutti i pori, 'o uaglione, si vede che non sta nella pelle) sarà costretto alla coabitazione, al duplex, a dividere il lettone con altri sconosciuti, a entrare nella dark room. A meno di una poco credibile transumanza di numeri da altri partiti, poco conciliabile con i proclami contro il cambio di casacca, loro fiore all'occhiello, c'è solo l'alleanza con l'altro da sé.

E' un bel dilemma. Se il Movimento Cinque Pentacoli va con il PD e le animelle de Lasinistra, Boldrini e Gollum comprese, tradisce il suo elettorato della prima ora e quello che ha raccattato, i transfughi del PD; le prossime elezioni avec le caz che prende queste percentuali e dimostra solo di essere una rivoluzione colorata sotto un altro nome. Il famoso gatekeeper che noi maligni congeniti abbiamo sempre sospettato che fosse. Senza contare che se facesse il governo con il più odiato dagli italiani, lo sa Giggi' che, tradimento dei suoi elettori a parte, i soldi per la paghetta savoiarda ai giovani meridionali la Mutti non glieli concederà e sarà costretto a toglierli ai loro genitori? Il M5S, contagiato dalla peste rossa, entrerebbe nel Lazzaretto e ivi perirebbe, divenendo così a pieno titolo nei nostri ricordi di elettori quella meteora che sono ancora convinta finirà per essere stato in realtà.

L'unica mossa che potrebbe spiazzare non solo Lasinistra, che crede di essere stata insediata al Potere per l'eternità grazie al famoso piatto di lenticchie del 1978, ma i famigerati burattinai esterni e quelli interni, sarebbe un'alleanza non già con la Lega ma con la Lega +centrodestra a prevalenza leghista. Ha ragione Claudio Borghi. Con loro il M5S potrebbe e dovrebbe dimostrare di avere a cuore i veri problemi di questo paese e l'umiltà di farsi guidare da chi ha gli strumenti scientifici per governare - ma per davvero, non per finta come nel loro programma sgarruppato - la transizione verso il dopo euro che inevitabilmente verrà, quando la situazione deflagrerà nell'ennesima crisi sistemica. 
L'alleanza strategica e di intenti con il blocco di centrodestra a trazione leghista e sovranista  è l'unico modo che il M5S avrebbe per ambire a diventare, sempre che lo voglia e che sia stato programmato per esserlo, il partito da contrapporre, nel gioco dell'alternanza democratica, al polo conservatore. (Anche se oggi come oggi, i veri rivoluzionari sono proprio i conservatori). 
Inoltre, un'alleanza che si presentasse con numeri indiscutibili e una maggioranza schiacciante, che per giunta rispecchierebbe il volere degli elettori, metterebbe in crisi i vari Imothep in carica ed emeriti che pensano già di opporvisi.

L'alternativa è la ripetizione del rigore. Ma, come sappiamo, quella dei rigori è una lotteria troppo crudele e il popolo non ha tempo da perdere.

domenica 25 febbraio 2018

Non abbiate paura


Considerate queste mie note come una piccola guida al voto, destinata non soltanto a chi ha bisogno di una piccola spintarella per vedere confermata la propria scelta ma soprattutto a chi non ha ancora scelto, è incerto o non vuole o non gliene frega di votare ma poi inevitabilmente continuerà a lamentarsi di come andranno le cose. Note destinate, infine e forse soprattutto, a chi ha solo paura.

Siamo immersi nella paura, di una paura paralizzante alimentata ogni giorno dal senso di insicurezza scientificamente inoculato nelle nostre esistenze, perché solo se abbiamo paura siamo abbastanza deboli da non poterli contrastare. Di chi parlo?  Di coloro che ci vogliono male, che pensano che abbiamo troppo, che non ce lo siamo guadagnano onestamente con il lavoro nostro e delle generazioni che ci hanno preceduti. Che pensano che dobbiamo vivere nella precarietà che alimenta la loro sicurezza, quella sì abusiva, perché costruita a spese degli altri. Coloro che ci invidiano perché purtroppo non sono capaci e mai lo saranno di essere noi e di creare ciò che abbiamo creato. Noi italiani, questo popolo meraviglioso che ha l'onore di vivere nel paese più bello del mondo. Di una bellezza che toglie il fiato e che noi abbiammo reso ancora più bello con alcune delle creazioni più mirabili dell'umanità e che qualcuno vorrebbe sconciare, distruggere, lordare; un paese sul quale si vorrebbe che non splendesse più il sole. Italiani ai quali è stato insegnato solo a sminuire le proprie capacità, ad odiare sé stessi, ad assorbire l'invidia maligna di chi non sa far altro che tentare di distruggere il mondo; invidia che alla fine si è fatta cancro in grado di ucciderci. Noi invece ce la siamo sempre cavata, in ogni occasione, perché siamo un popolo intelligente, nonostante cerchino da decenni di rincretinirci con la TV spazzatura, con le letture da quattro soldi, con una scuola che deve cancellare le nostre eccellenze e la nostra genialità per livellarci tutti sullo stesso piano di presunti "nuovi italiani" a venire. La scuola "più migliore" della quale la rossa sindacalista cotonata è solo l'ultima dei carnefici.

Avete paura, lo so. Io no, perché so che ho tutto da perdere e voglio che siano sconfitti. Non gliela darò vinta, non lascerò che distruggano tutto. Neanche voi dovete aver paura.

Domenica dovete votare per voi, per la vostra famiglia, per coloro i quali vi stanno a cuore, per il vostro cane e gatto, per i vostri simili e per nessun altro. Non dovete votare pensando di avere degli obblighi verso dei perfetti estranei che non farebbero nulla per voi, se fossero al vostro posto. E' ora di sfoderare un sano egoismo e di non aver paura di usarlo. Non sentitevi in colpa, perché gli atti d'amore per noi stessi sono i più remunerativi. Tantomeno dovrete votare per degli ideali che non sentite vostri. E' poco cristiano tutto ciò? No, è l'unico modo per salvare il cristianesimo nel nostro paese, tra l'altro. Per risolvere un problema accade di doversi momentaneamente allontanare dalla soluzione ad esso più evidente.
Per votare in modo da salvare voi stessi dovete porvi una serie di semplici domande: "Chi sta facendo di tutto per danneggiarmi? Chi obiettivamente mi ha danneggiato di più negli ultimi tempi? Chi mi sta causando ansia, depressione, male di vivere? Chi mi sta mettendo in secondo piano per favorire altri? Chi minaccia il futuro mio e dei miei figli?"
La risposta vi  arriverà da sola.

Per parlar chiaro, la partita elettorale si gioca su un semplice dilemma:

1) I problemi quotidiani del tipo "o mangi o muori" del popolo 


2) L'idealismo magico fatto di accoglienza, ingegneria sociale, sogno europeo, nuovo ordine mondiale, antifascismo mitologico, utopia ecologista, società ideali tipo Gaia.

Coloro che non vogliono che troviate la risposta alle domande che vi ho suggerito di porvi, che vi condurebbe inevitabilmente a preferire chi risolverebbe i problemi quotidiani, cercano di terrorizzarvi con il fascismo. Se rispondete alle domande saprete che non è il fascismo a procurarvi sofferenza in questi tempi.
Ho notato che per coloro i quali la risposta sarà inevitabilmente votare in maniera opposta a come si è sempre votato saltano in ballo due forti tabù: votare superando l'appartenenza e votare contro la desiderabilità sociale. Vi hanno condizionato per decenni a pensare che la cosa buona e giusta fosse votare progressista e che una volta progressisti non si possa cambiare idea.
E' inutile che vi spieghi che se chi ha scelto l'utopia al posto del suo popolo, che governa illegittimamente dal 2011, che vi ha fottuto la pensione, il lavoro, la tranquillità, che vorrebbe stravolgere completamente la vostra vita, che vi ODIA e vorrebbe distruggervi e per giunta ha preso una strada che conduce all'eliminazionismo su base razziale (loro che vi accusano di razzismo!) si autodefinisce progressista, voi avete il diritto ed il dovere di rigettare la sua ideologia. 
Sapete come la penso sul discorso "ma la sinistra non era così, è cambiata". La verità è che la sinistra che doveva essere non è mai esistita e che prima o poi, elaborato il lutto, lo capiranno tutti. 
L'unica differenza è che ormai giocano a carte scoperte e non nascondono più le loro intenzioni. Se vi dicono che dovrete essere sostituiti dai loro bambocci africani vuol dire che lo pensano veramente ed hanno intenzione di farlo. 
A questo punto che abbiate dei dubbi rispetto a votare loro contro lo ritengo imbarazzante per la vostra intelligenza.

Potreste essere tentati dall'astensione, dalla scheda bianca o dalla scheda nulla. L'astensione è vigliaccheria, la scheda bianca coglionaggine, perché vi prestate ai brogli. La scheda nulla è un diritto ma è anch'essa un modo vigliacco di non aver coraggio di andare fino in fondo.

Se intendete andare a votare, potreste essere tentati dall'opzione "partito nuovo, non ha mai governato, quindi è vergine e farebbe di sicuro bene". La banda degli onesti fatta di volonterosi incapaci un po' fresconi è stata messa lì apposta per raccattare i delusi del progressismo classico e per indurvi nell'errore sillogistico. Non cadete dalla padella nella brace. Il M5S condivide il globalismo perché insegue quelle società ideali che sono il sogno di tutti gli ingegneri sociali elitari.  

Potreste essere tentati dall'opzione destra sociale. Sempre meglio che i progressisti con le loro 50 sfumature di rosso e i guardiani del cancello pentacolostellato ma tatticamente i voti a partiti che non supereranno il 5% non servirà ad arginare la grossa coalizione tra globalisti, ovvero il combinato PD-M5S, che è l'unica cosa che occorre scongiurare, perché è l'unica arma rimasta in mano ai burattinai. 

A questo punto chiedetevi solo chi offre un programma di inversione di rotta verso l'impatto con l'iceberg. Chi propone di uscire con il minimo dei danni dalla trappola nella quale ci ha imprigionato una forma neoplastica di Europa. Che ci incatena e ci fa regredire ad un modello preindustriale con quell'euro di merda. Che ci impone regole che non possiamo onorare e che quindi non saremmo tenuti a rispettare ma che gli ultimi governi abusivi considerano imprescindibili. Che è il tallone di ferro sulla giugulare. La scelta, ed è quasi una TINA per una volta a nostro favore, è su chi può, con i numeri, giungere ad un ribaltamento della situazione.

Io le domande me le sono fatte e, con convinzione e consapevole che siamo in un'emergenza nazionale, per giunta con una legge elettorale fatta apposta per rendere precaria la democrazia e avendo tutte le cariche istituzionali contro, darò fiducia a Matteo Salvini, a Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Non mi devo nemmeno sforzare perché c'è il programma e ci sono le persone. Anzi, sarà un piacere.

Se rispondendo alle mie domande giungete alla mia stesse conclusioni, vi invito a fare altrettanto.
Non abbiate paura.

Viva l'Italia!



Grazie a Guardia di Frontiera per il video.

domenica 11 febbraio 2018

Il corpo e il sangue di Pamela e l'indifferenza del matrignarcato



Come è morta Pamela Mastropietro? Come era stato chiaro fin dall'inizio. Fin da quando a casa del primo sospettato nigeriano era stato ritrovato tutto l'armamentario per uno scannatoio, ancora fresco del suo sangue. Uccisa da un branco che ha deciso probabilmente di capitalizzare anche sui pezzi del suo corpo, come usa dalle loro parti. Alla faccia dei revisionisti de Lantropologia che, affetti da un'idea psicotica dell'Africa come luogo idilliaco abitato da orsetti bruni del cuore, negano la realtà di un vasto e diffuso sistema primitivo di credenze animistiche e superstizioni che contempla il sacrificio umano e lo stupro a scopo curativo, gli omicidi rituali con annesso tariffario dei vari pezzi del corpo sul mercato dei feticci le cui prime vittime sono gli stessi africani, donne e bambini. 

L'immagine da "mal d'Africa" proiettata dal buonismo satanico mal si concilia con la verità che l'Africa è il continente del genocidio in corso dei troppo deboli e malati lasciati al loro destino di morte per fame e malattia per favorire l'afflusso in altri continenti di coloro che scappano solo dalle proprie responsabilità. E non può nemmeno tollerare la mattanza dei bianchi rimasti dopo la fine del colonialismo, la realtà delle fattorie sudafricane trasformate in camere di tortura e morte come nei peggiori film dell'orrore, e di cui Macerata può rappresentare, per i pessimisti, un sinistro presagio. 
I revisori de Lastoria e de Lascenza, impegnati come sono a dimostrare che il primo europeo era negroide al fine di giustificare una sorta di legge del ritorno altrettanto folle e razzista della giustificazione esoterica del mito nazista della razza ariana, non leggono i giornali africani dove si denuncia con preoccupazione l'aumento esponenziale degli omicidi rituali, e ignorano gli appelli dei presidenti africani agli europei a non accogliere indiscriminatamente quelli che possono essere anche feroci criminali (dei quali essi per altro si liberano volentieri).  
Infine, in nome di questa neoplasia della ragione che è diventato l'antirazzismo, pretenderebbero di convincerci che, siccome hanno la pelle dello stesso colore, non vi è alcuna differenza tra i feroci squartatori rituali di Lagos, i cannibali della Liberia e il dottor Martin Luther King. 

Per loro sfortuna, per giunta, sullo schermo sul quale il Grande Fratello proiettava l'Africa favolistica del "Re Leone" (come ha fatto acutamente notare Kawtar Barghouti), per sbaglio è improvvisamente comparso un orrendo snuff movie con protagonista la più sfortunata delle nostre figlie e il sistema è andato in crash. 
Di questa atroce vicenda ricorderemo soprattutto la vergogna inaudita di un sistema mediatico cannibalistico, necrofilo, astuto e si direbbe proprio compiaciuto, come direbbe Gaber,  che per giorni ha tentato di negare, negare e ancora negare le responsabilità degli assassini e di coloro che sono responsabili di favoreggiamento per aver permesso loro di scorrazzare per l'Italia (uno di loro l'hanno acciuffato a Milano mentre stava per salire su un treno per la Svizzera). La sottovalutazione della rabbia che sarebbe scaturita dalla evidente disparità di trattamento riservata a questa vittima di tortura rispetto all'altra invece quasi santificata, in nome dell'appartenenza, di Giulio Regeni - ricordando che questi due poveri figli sono entrambi in egual modo finiti in pasto alle iene della strumentalizzazione, ha scatenato l'orrenda materializzazione di tutto il peggio che si potesse immaginare come conseguenza. 
Il folle solitario (o no) che spara a casaccio ma in maniera assai precisa sugli stranieri (o lancia un avvertimento a chi di dovere) e l'immondo sabba delle streghe stercorarie de Lantifascismo dove non poteva non mancare, vista la ricorrenza concomitante e chissà quanto casuale del 10 febbraio, lo sfregio alle vittime delle foibe, crimine subito accuratamente diluito e derubricato come "crimine conseguenza di tutte le guerre", senza citarne i responsabili, dall'ineffabile Laura Boldrini.
Immaginate, anche se è inimmaginabile, un corteo di nazisti il 27 gennaio che cantasse coretti ineggianti ad Auschwitz e, lo stesso giorno, una squadraccia nazista di vigliacchi che aggredisse un poliziotto. 

Nella manifestazione del peggio sinistrume dove i casseur hanno scassato e le solite femministeriche hanno esposto cartelli come "La mia fica dice no al fascismo", ovvero la nuova frontiera dell'incubo, la vagina non solo dentata ma anche parlante, non c'è stata, coerentemente con il postulato che recita "il primo nemico di una donna è un'altra donna", alcuna manifestazione di solidarietà nè con Pamela, né con la sua mamma. Come ben si conviene a quello che non è matriarcato ma matrignarcato

Per non dovere e potere parlare del corpo vero di Pamela depezzato in 20 parti (come vorrei che aveste avuto anche voi l'ingrato compito di assistere a quell'autopsia da togliere il sonno anche al più vaccinato medico legale) dopo essere stato sconciato dalla violenza, hanno tirato fuori l'immateriale e fantasmatico "corpo delle donne" e se ne sono egocentricamente appropriate, suggerendo che parlare di Pamela sui media, ovvero riferire di un fatto di cronaca e dei suoi scomodi responsabili, è fare un torto a loro, alle loro fiche antifasciste. Pamela abusata non da criminali incoscientemente (o no) importati da chi invece dovrebbe proteggere le sue simili dal male, ma da chi osava ricordarne lo scempio nel mentre tutti cercavano di nasconderlo. 
Leggete il pezzo di Antonella Grippo, che descrive meglio di me la solitudine di Pamela e fa capire il perché dell'assenza di suoi veritaperisti, al contrario di Giulio. Vittime entrambe, tra l'altro, dell'essersi fidati di coloro che, per definizione e per la legge del politicamente corretto, credevano non potessero far loro del male.

Al di là di chi, in alto, è perfettamente cosciente di ciò che sta accadendo e sfrutta cinicamente ogni fatto per portare avanti la propria agenda, per quanto riguarda i fiancheggiatori, i simpatizzanti, i figuranti da manifestazione, i progressisti con obbligo di tamburino in prima fila, per dirla con Preve, siamo ancora all'eterna agorafobia dei sinistri, che si esprime oggi nel terrore di essere giudicati piccolo-borghesi (e razzisti) dal migrante, sostituto del vecchio proletario immaginario. Quando egli del giudizio del sinistro e della femministerica penofoba se ne fotte altamente, perché a lui importa solo che gli prenda il wi-fi.


P.S. Una giornalista della quale si ignorano i titoli di studio ma dei quali, nel caso vi fossero, non mi sognerei mai di mettere in dubbio la legittimità,  ha perfino tirato in ballo "lo schifoso uomo bianco" per colpa del quale, ovviamente, Pamela avrebbe in seguito, casualmente, incontrato gli squartatori. Sembra un'idiozia ma non lo è. Se dicono uomo bianco, vogliono dire proprio uomo bianco. 



sabato 3 febbraio 2018

Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale.


La trama  potrebbe essere questa.

Mi accorgo che mi hanno obbligato a far entrare gente che fa impallidire le gesta del mostro di Firenze. So che i media minimizzeranno come sempre e silenzieranno il resoconto dello scempio ma siccome ciò non serve a placare gli animi giustamente infuriati di chi non si dà pace del massacro di una ragazzina, di questo Cannibal Holocaust divenuto realtà e sta pensando, dopo quest'ultima goccia, di farmela pagare nelle urne assieme al resto, penso che ci vorrebbe proprio qualcuno con i colori della squadra nemica che avvertisse chi di dovere di non farlo mai più, che i patti non erano quelli. Che potevate gestire i vostri traffici come d'accordo ma senza causarci problemi. Una volta scaricate tutte le colpe, soprattutto le mie, sul nemico, potrei colpire i fottuti social che pendono dalla sua parte e spargono odio, ovvero risultano refrattari alla cura della menzogna irrorata su un popolo stremato dal sopruso a mezzo dei miei media ufficiali. Quelli che, a differenza di quegli improvvidi spacciatori nigeriani, non mi deludono mai.



A Pamela, povera cucciola che non riesce più ad uscirci dalla mente. E alla sua mamma.

giovedì 25 gennaio 2018

Dal tramonto della libertà all'alba della speranza



Ieri qualcosa è cambiato. Un pianeta ostile è finalmente uscito dal nostro segno e possiamo sperare nell'inizio di un nuovo ciclo positivo sotto congiunzioni favorevoli. Merito di questo video.


Dopo quella di Claudio Borghi Aquilini, la candidatura di Alberto Bagnai alle prossime politiche è la mossa vincente di Matteo Salvini. Vincente perché si tratta delle persone che, negli ultimi sette anni,  si sono impegnate per prime e con ogni vento contro ad analizzare, dal punto di vista scientifico ma non solo, anche profondamente umano, la realtà di una catastrofe denominata EUro, per cercare di porvi un rimedio e fornirne una via d'uscita.
Chi li conosce entrambi perché li segue fin dai primi video con Claudio Messora e i primi post sui blog, sa che è esclusivamente merito loro se, in Italia, chi non capiva una mazza di economia ora sa cos'è un'area valutaria ottimale, un'IDE e sa distinguere una crisi da debito pubblico da una crisi di debito privato, a differenza della maggioranza degli scribacchini di regime che okkupano le reti televisive e che sono incaricati di diffondere la Fakenews Suprema antica e accettata.
Un numero enorme e crescente di persone che fino ad allora si erano disinteressate di economia perché fino a quel momento l'economia non aveva mai cercato di ammazzare loro e le loro famiglie, sono stati dotati, da Borghi e Bagnai, dei mezzi cognitivi per comprendere a quale livello di criminale ottusità le forze politiche dell'altra parte si stessero impegnando a portare a termine il compito a loro assegnato, da bravi servi, dal padronato sovranazionale: la demolizione controllata di uno dei paesi più belli, più nobili, ricchi sia materialmente che culturalmente e civilmente avanzati del pianeta.

In questi sette anni abbiamo visto l'opera a rovescio compiersi sotto i nostri occhi.
Non mi era mai capitato, nei miei primi cinquant'anni e oltre assai, di camminare per strade intere di negozi chiusi e abbandonati, di voler tornare in quel nuovo emporio così ben assortito, inaugurato appena sei mesi fa, e di non trovarlo più. Chiuso, fallito, con le vetrine coperte da fogli di giornale. E di guardare il nuovo portone di casa pensando che la ditta che me lo installò, solo quattro anni fa, non esiste più. Fallita. Questi sette anni di guai inaugurati dal governo Monti ci hanno mostrato ricchezze dilapidate, bellezze saccheggiate, umanità oppressa e decimata, in preda alla depressione ed alla sfiducia, impoverita e umiliata; città ridotte a latrine in mano a feccia accuratamente selezionata nei peggiori recessi del terzo mondo affinché arrecasse il maggior disturbo possibile ad un popolo che, sotto attacco e sotto il tallone di ferro di una dittatura che ricorda, nel grugno, i tratti di quelle ben note ai nostri amici dell'Europa dell'Est, non a caso i suoi maggiori critici, sta esaurendo giorno per giorno ogni residuo di pazienza.

Condivido il post odierno di Maurizio Blondet che analizza la positiva, anzi, ultra-positiva novità della candidatura di Bagnai. Mi piace molto il discorso che fa sull'umiltà del politico Salvini che, sfatando una tradizione nostrana non soltanto politica ma accademica (quanto è vero!), è andato a chiedere aiuto e a candidare persone migliori di lui, per competenza tecnica, senza timore di poter esserne offuscato nei dibattiti pubblici. 
Condivido tutto il discorso tranne il lugubre disfattismo finale che non tiene conto di un elemento chiave che penso farà la differenza alle prossime elezioni - non solo riguardo al risultato della Lega ma a quello a sorpresa della destra sociale - e che è riassumibile in un concetto greve ma assai chiaro: la gente si è rotta i coglioni. 
Se li è rotti di tutto ciò e tutti coloro che sappiamo ma che abbiamo imparato a non nominare in pubblico, per poterceli chiamare con il loro vero nome nel nostro scantinato-scannatoio privato, al riparo dalle sentinelle occhiute e orecchiute del politicamente corretto. Ormai, di fronte al quotidiano spettacolo di degrado e di occupazione di sempre più ampi spazi di libertà, tra di "noi" basta un fugace scambio di sguardi per capirci, per sapere cosa non va, cosa andrebbe cambiato e cosa andrebbe eliminato. Conosciamo nome, cognome, indirizzo, codice fiscale e gruppo sanguigno del nemico. Non abbiamo più dubbi. Non vi è più incertezza su cosa dobbiamo temere e da cosa dobbiamo difenderci. Ogni trucco dialettico, ogni mascheramento di intenzione dietro il suo contrario è stato svelato.
Perché non se ne può proprio più. You know what I mean.

A questa devastazione, compiuta dalla stessa gente, dagli stessi abusivi apparentemente innocui perché adeguatamente intontiti, ma in realtà letali che vanno in tv con il culo di fuori e strofinandotelo sullo schermo a dire: "C'è una forte ripresa in questo paese che non bisogna interrompere con un voto populista", non bisogna rispondere con la rassegnazione, con l'odioso "è tutto finito" ma con la forza che Iddio concede sempre a chi ha deciso di ribellarsi. 
E' ovvio che la tentazione di reagire con la rabbia e l'aggressività, è forte. 
Stasera, uscendo dal supermercato, ho notato la presenza di un banchetto dell'Unicef e di due giovani intenti a fermare i clienti con il solito aggressivo e ricattatorio: "Ciao, vuoi aiutare i bimby????!!!"
Ebbene, oltre al rifiuto infastidito di un paio di persone e i borbottii e le spallucce di altri, ho sentito qualche insulto e un chiaro e forte "ma non vi vergognate?"
Io sto in Piddinia, in zona rossa, attualmente nel senso della rabbia. Vi assicuro che i discorsi che sento, essendo ogni giorno a contatto con il pubblico, a volte stupiscono anche me che sono ormai assai disinibita riguardo alle ricette da applicare per ristabilire il livello ottimale di civiltà che qualcuno invece si è messo in testa di strapparci di dosso. La nota base di "quelli là" è ammutolita, non si azzarda nemmeno ad aprire bocca. Gli altri parlano e, se gli dai corda, buttano fuori tutto ciò che forse sono anni che aspettavano di poter dire.
Occorre quindi  incanalare quest'energia proveniente da persone disposte ad invertire la rotta verso la catastrofe, in un progetto chiaro e concreto di riscatto e rinascita. Per salvare il nostro meraviglioso e unico paese e la sua straordinaria e unica gente è importante poter contare su un punto di riferimento.

Confesso che fino a ieri ero perplessa sull'apparentamento con Berlusconi. Non per il personaggio in sé (gli anni del berlusconismo di appartenenza e a comando della piddina idiota che fui sono per fortuna lontani e sepolti) ma per la sua dipendenza dai poteri forti ai fini della sopravvivenza e dal suo essere stato per vent'anni lo sparring partner della sinistra incaricata in appalto della demolizione. Un perfetto gatekeeper, il primo della lista e ben prima dell'avvento del M5S. Chi mi garantiva che, dovendo egli dipendere da una sentenza "europea", seppur indipendente dalla UE, per poter ottenere di nuovo la candidabilità in politica, non avrebbe egli cercato un compromesso con i nostri avversari? Chi garantiva che non avrebbe fatto l'inciucio salvavita con il Partito Bestemmia?
Ero perplessa anche perché, indubbiamente, ci veniva chiesto dalla Lega di effettuare un investimento ad alto rischio basato su una scommessa dentro un'altra scommessa. Avremmo vinto la posta, ovvero la nostra linea su UE e euro avrebbe prevalso se: 1) avesse vinto il centrodestra e 2) all'interno della coalizione, la Lega avesse avuto più voti di Forza Italia. Avrebbero quindi dovuto avverarsi entrambe le condizioni in congiunzione. Con tutto il bene che posso volere a Borghi, che fu il primo a farmi scoprire l'argomento euro grazie a un video che incredibilmente, per l'epoca, riusciva a parlare di uscita senza evocare scene apocalittiche, mi pareva una specie di gioco con i derivati.

La garanzia che cercavo - dopotutto sono genovese - che ha sciolto le mie riserve, è giunta con la candidatura di Alberto Bagnai che raddoppia ed esalta il significato di quella di Borghi e impedisce di fatto a Salvini di poter più tornare indietro da quella che, occorre dargliene atto, è una dimostrazione di coraggio e assunzione di responsabilità nei confronti del paese. Se sapete ancora cosa significa il concetto di metterci la faccia.
Conoscendo il nemico e la sua pericolosità e, dall'altra parte, vedendo su chi possiamo ora contare come rappresentanti delle nostre istanze, persone che stimiamo e ormai possiamo dire di conoscere come pochi altri candidati, credo non vi siano più dubbi sulla necessità di appoggiare con tutte le nostre forze il progetto della Lega, di Borghi, Bagnai e Salvini e portare la loro e la nostra voce in quello che sarà, vivaddio, il primo Parlamento legittimo da sette anni. Sperando che i guai possano finalmente finire.

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